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Questa introduzione è dedicata a tutte le donne, giovanissime, giovani e meno giovani (nel corpo ma non nello spirito, ovvio…) che quando vedono un windsurf in acqua, illuminano il loro volto con un sorriso e sentono una punta di dispiacere per non essere loro su quella tavola….. Anch’io per anni sono stata una di quelle bambine, ragazze, donne….
Il windsurf fa parte della mia adolescenza, insieme alle spiagge, il mare ed il sole del Salto di Fondi, dove passavo i mesi estivi e osservavo incuriosita navigare queste imbarcazioni minimaliste: tavolona, albero e vela che, negli anni successivi, vedevo man mano trasformarsi, diventare sempre più numerose e ad ammirare le prime evoluzioni di freestyle, chiedendomi, ogni volta, perché gli sports più belli fossero riservati solo agli uomini….
Era il 1990 quando provai a salire su un windsurf e, dopo una settimana di vani tentativi, capii che non avevo il fisico…. Ma non ho mai smesso di ammirare questo sport, né il vento è mai riuscito ad allontanarmi dalla spiaggia. Dopo 13 anni, grazie ad una ragazza windsurfista, Giada, ed al Lago di Bracciano, proprio a Trevignano ho provato di nuovo e… miracolo!! Sono riuscita ad alzare la vela e fare il mio primo bordo!!! L’evoluzione dei materiali aveva giocato a mio favore….
Da allora, non ho più smesso di andare in acqua, né mi sono abbattuta per i miei lentissimi progressi, né mi abbatterò mai! Ogni volta che riesco a planare ( anche se non mi riesce molto spesso) provo la stessa emozione che ho provato la prima volta, ed è fantastico come ogni volta si rinnovi con la stessa intensità, e, come, ogni volta, mi porti a vivere una diversa dimensione dello spazio e del tempo….
L’ entusiasmo che ho provato cinque anni fa è rimasto inalterato, ed è la felicità che mi dà salire ogni volta sulla tavola a nutrirlo… Perchè il windsurf è emozione, e le emozioni sono la sostanza della vita.
Nel windsurf non importa quando si inizia, né quanto si è bravi, né quanto si riuscirà ad imparare. Quello che importa veramente è lasciarsi prendere dalle sensazioni che produce. Il windsurf è uno sport impegnativo, perché condizionato da variabili non controllabili né facilmente conciliabili, quali il vento ed il tempo a disposizione, e per le donne lo è ancor più che per gli uomini.
Le donne hanno meno tempo per le loro passioni, e spesso lo cedono alle passioni dei loro uomini: quanti windsurfisti avete incontrato che sono rimasti a casa con il pupo per permettere alla loro donna di andare a fare windsurf?? E’ invece frequente il contrario..
Donne che rimangono per ore nella macchina, d’estate e d’inverno, magari con il pupo di pochi mesi, in posti desolati, a guardare il loro compagno fare windsurf, e aspettano tranquille, perché anche così condividono la sua emozione.
Se poi anche loro fanno windsurf, nonostante tutto, non si arrendono mai: sono capaci di attendere con pazienza il loro turno, e, quando arriva, di goderselo fino in fondo. I windsurfisti che hanno la fortuna di condividere con la loro compagna questa passione lo sanno bene…e sanno che è un valore aggiunto, raro da trovare.
Non penso sia casuale il fatto che le pochissime donne top level nel windsurf sono più brave degli uomini: Alessandra Sensini ne è l’esempio. Penso che dipenda dalla determinazione e consapevolezza della scelta di vita: per una donna che decide di dedicarsi al windsurf professionale la scelta è radicale, mentre non lo è mai per un uomo.
Comunque, sono convinta che i windsurfisti, uomini e donne, giovani e vecchi, hanno tutti una “malattia” comune: la sindrome di Peter Pan, che non voleva crescere per continuare a volare: è una malattia buona, però, perché mantiene la gioventù dello spirito, duramente provata dal quotidiano.
Mi auguro che questo sito dia impulso alle ragazze che hanno interesse per il windsurf a provare, almeno una volta, a salire su una tavola, prima di dire “non è per me”. Non occorre essere sportive, non occorre essere atletiche, né essere delle campionesse di nuoto.
Occorre solo avere dentro lo spirito d’avventura e nessun altra aspettativa oltre quella di provare una nuova emozione, che può essere limitata a quella sola esperienza o, come è stato per me, continuare a tempo indeterminato.
Mi auguro che siano sempre in numero maggiore le donne windsurfiste, perché praticare questo sport non significa rinunciare alla propria femminilità, ma solo avere più consapevolezza delle proprie esigenze e passioni individuali e rispettarle come priorità, esattamente come fanno i maschietti….
Ragazze, fare windsurf non significa dover rinunciare a portare i tacchi alti e minigonne, quindi…. Ci vediamo in acqua!! Agnese Lauretti
Molto di più su www.wsaction.com
P.S. Andrea Nesi, Federico, Fedenex, Giovanni, Bocchi, H2O, Scuola Windsurf, Toninoo, Cris Daos, Golfetto, Centrale, acquedotto, Trevignano, Talamone, Windsurf Roma, JP, Robbie Naish, maui, Fuerteventura
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